E Lugli spiega in un libro come stare sul Web con progetti efficaci

Lo presenterà il 25 ottobre alla Fenice

E Lugli spiega in un libro come stare sul Web con progetti efficaci

L’appuntamento è per giovedì 25 ottobre, nel tardo pomeriggio, alla Libreria La Fenice. Qui Davide Lugli, uno dei due protagonisti della startup Competitoor così clamorosamente premiata dal mercato finanziario, presenterà un suo libro che è un piccolo capolavoro di chiarezza e “disambiguazione” in materia di Web. Si intitola “Progetti Web che funzionano. Scopri un nuovo modello di lavoro” (Palermo 2017, 158 pagine, 18 euro) ed è più di una banale guida alla creazione di un sito.

 

In modo pacato, con il “tu” dato al lettore per rendere in modo colloquiale contenuti non sempre semplicissimi, Lugli accompagna nei meandri della rete chiunque si proponga di utilizzarla per conoscere e farsi conoscere ai fini più diversi – inclusi, ovviamente, quelli commerciali –, evitando perdite di tempo e di denaro e puntando decisamente all’efficacia. “Esiste un rapporto tra la facilità con cui ci si può tecnicamente presentare online e il numero di persone che cominciano a farlo”, scrive infatti Lugli al termine del primo capitolo dell’agile pubblicazione: emergere, farsi trovare, connettersi e distinguersi diventa dunque ogni giorno più difficile nell’enorme galassia del Web, un universo spaventosamente grande in cui è stato calcolato che ogni secondo vengono fatte 55 mila ricerche su Google, visionati 128 mila video su You Tube, venduti on line 15 computer, letti cento nuovi articoli sui blog ed effettuati 300 ordini su Amazon.

“Il Web è fatto di contenuti connessi fra loro e misurabili”: è questo il punto di partenza del percorso che Lugli fa compiere al lettore prendendolo per mano. Una base che compendia i tre assiomi fondamentali di ogni presenza sul Web: l’offerta di contenuti originali e non semplicemente duplicati; la buona connessione ricercata con link ipertestuali coerenti; la misurazione degli effetti, perché ciò che non si può misurare non ha valore. Forte di questi assiomi originari, Lugli affronta l’allestimento di un sito con la metafora di un cantante che, appena uscito dal Conservatorio, debba cominciare a farsi conoscere. E segue passo passo il processo di crescita sul Web, servendosi di quello che Lugli, appassionato di filosofie e religioni orientali, definisce il “modello armonico” ereditato dal Taoismo. Una visione del mondo, cioè, olistica che, a differenza del pensiero occidentale basato sugli opposti (giusto-sbagliato; utile-inutile; bene-male) privilegia l’armonia, l’integrazione e non separa le specifiche attività che nel Web debbono coesistere: la ricerca del pubblico (contatti), la capacità di comunicarsi (contenuti) e il guadagno (conversioni, ovvero, le attività che trasformano le visite al proprio sito in valore). 

 

Il bello di questo libro, è che Lugli non appare, nel suo dialogo con il lettore, un integralista della rete. Non dimentica mai di far presente che esiste anche una vita reale e che nessun progetto sul Web, anche il meglio congegnato, sopperisce all’assenza di un modello di business efficace e all’ottima conoscenza del proprio mercato di riferimento. L’altro monito che si desume dalle pagine di Lugli – completate da una preziosa guida al lessico del Web e da alcune storie di successi, da Facebook ad Air bnb – è il richiamo alla flessibilità, alla continua evoluzione e alla necessità di non fermarsi mai che impone il restare efficacemente nella rete. 

L’autore porta l’esempio di Google. È una multinazionale che fattura miliardi e impiega 40 mila persone, ma si considera ancora una startup, mettendo continuamente in discussione i successi ottenuti e cercando sempre le soluzioni più efficaci in ogni processo aziendale, dai ruoli del personale all’arredo degli uffici. “Potrebbe, come si dice, sedersi sugli allori forte del monopolio conquistato – scrive Lugli – ma non lo fa, perché conosce troppo bene il Web. Nel momento in cui smetterà di evolversi, inizierà il suo declino”. 

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