Il secolo della foto Iotti Carpi

Scoccherà a novembre, celebrato con una mostra fotografica

Il secolo della foto Iotti Carpi

Cento anni orsono finiva la Grande Guerra e,  cento anni fa, sulle ceneri dell’immane conflitto che  concluse il “lungo Ottocento”, iniziava l’altrettanto lunga  storia di una dinastia di fotografi carpigiani: gli Iotti-  Catellani-Setti. Angelo Iotti, il capostipite di questa  lunga serie di appassionati dell’immagine fotografica,  la curiosità nei confronti della macchina fotografica, un  mezzo ancora considerato rivoluzionario ai suoi tempi,  l’aveva avuta fin da bambino.  Nato nell’Ottocento (per la precisione nel 1898) fin  da giovanissimo aveva bazzicato nello studio del fotografo  modenese Sighinolfi che a Carpi, si dice, ci  veniva solo la domenica per scattare in studio i ritratti  che, da parte di chi poteva permetterselo venivano poi  appesi alle pareti al posto dei più costosi dipinti. Chiamato  alle armi durante il primo conflitto mondiale, il  Nostro, ebbe la fortuna di imbattersi in un ufficiale,  il comandante della sua Compagnia, a propria volta  appassionato di fotografia, che gli conferì l’incarico di  fotografare uno a uno tutti gli uomini del proprio reparto.  La cosa era ormai fatta: rientrato a Carpi dopo il  congedo, Angelo Iotti, forte di questa esperienza, diede  il via all’attività fotografica professionale che tutti  i Carpigiani conoscono bene: “Foto Iotti”. Grazie alla  sua abilità e alla voglia di arrivare, il giovane fotografo  riuscì a creare con le proprie mani, grazie agli scatti fotografici  e ai reagenti chimici in camera oscura, la sua  fortuna personale che prese poi la forma della villetta  stile liberty di via Carlo Marx che ancora oggi, trascorso  un secolo, ospita lo studio fotografico e la famiglia.  

La storia centenaria dello studio fotografico carpigiano  avviato da Angelo Iotti è raccontata nel volume  “Prego Sorrida”, pubblicato recentemente nella collana  Carpi di ieri dell’editrice Il Portico. «In realtà – puntualizza  Paola Setti che assieme alla sorella Milena  gestisce oggi l’attività di famiglia – il “centenario” cade  nel prossimo mese di novembre. Per quell’occasione  abbiamo in progetto di proporre una mostra di fotografie  tratte dall’archivio della ditta. Ma si tratta  ancora di una idea da sviluppare. Vedremo come fare».  Ecco, l’archivio della ditta: centinaia, migliaia di  fotografie e di ritratti carpigiani. Negativi di vetro  (provenienti dagli archivi di altri fotografi carpigiani  di fine Ottocento e inizi Novecento, come quelli dello  studio Becchi, acquistati nel tempo), negativi di celluloide,  documenti, stampe, una miniera di immagini  della città che fu e che è stata in tutti questi anni, rivisitata  con l’occhio fotografico di Angelo Iotti, prima,  di Ivo Catellani suo nipote poi, e degli altri familiari  che hanno contribuito alla saga di questa famiglia di  fotografi.  Andando con ordine: prima Angelo Iotti, che abbiamo  già incontrato; poi Amelia Iotti, sua figlia, che  sposa Aulo Catellani e che prosegue nell’azienda di  famiglia con uno studio a Campogalliano e uno a Bagnolo;  poi arriva Ivo Catellani, nipote di Angelo e figlio  di Aulo.  

«Io – dice Ivo – mi sono fatto le ossa nello studio di  famiglia a Bagnolo, poi sono andato a militare e anche  li, sotto le armi, ho proseguito l’attività di fotografo».  Lui, assieme alla moglie Silvana Zanfi, sarà il protagonista  di “Foto Iotti” (terza generazione) fino al  2012 quando si registrerà l’ultimo (per ora) passaggio  di consegne nel negozio di via Carlo Marx. È la moglie  del figlio di Ivo e Silvana, Milena Setti a raccogliere il  testimone e a portare avanti la tradizione di famiglia  in collaborazione con la sorella, Paola Setti. Certo,  acidi, camera oscura, imponenti macchine fotografiche  con obiettivi a soffietto (gelosamente conservati  in studio) non sono più protagonisti nell’era della  fotografia digitale dell’oggi, ma il frequentatissimo  negozio di “Foto Iotti” rimane una granitica certezza  e un solido punto di riferimento per tantissimi Carpigiani  che, oggi come ieri, non vogliono perdere la  memoria del presente, regalandosene una immagine  per il futuro.  

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