A Carpi una fabbrica dove si costruisce la musica di qualità

Il centro di produzione Zeta Factory di via Cadore

A Carpi una fabbrica dove si costruisce la musica di qualità

La musica è cambiata. Non è un modo di dire, ma una realtà evidente, soprattutto per chi con la musica ci lavora da anni come il quarantaduenne carpigiano Gabriele “Rusty” Rustichelli. Il chitarrista e front-man della band alternative metal Klogr è anche il responsabile di Zeta Factory, una struttura multifunzione dislocata in via Cadore, in un’area industriale di Carpi sud. Il capannone è ampio (si estende per 450 metri quadrati) ed è costituito da tre sale prova, una sala grande, uno studio di registrazione e una reception con divani e arredi di colore nero brillante di fianco a muri tappezzati di foto e copertine di dischi: sembra di essere a Los Angeles. Il progetto Zeta Factory ha preso le mosse nel 2003 a Bologna per iniziativa di un collettivo di gruppi musicali uniti dall’esigenza di avere uno spazio in cui crearsi un’indipendenza discografica. L’esperienza durò qualche anno, poi si presentò l’occasione di trasferirsi a Carpi. 

«Era il 2010 – racconta Gabriele –, prendemmo un capannoncino industriale per farne una struttura polifunzionale da usare come studio, etichetta indipendente, luogo di produzione. La nostra idea era di creare un posto dove far crescere progetti musicali a 360 gradi, dove riunirsi e condividere con altri la propria passione. Fu quel salto di qualità che volevamo. Da allora abbiamo pubblicato diversi gruppi, qualche cantautore e abbiamo iniziato la collaborazione con il giovane produttore locale Federico Ascari, molto attivo». Però? «Però abbiamo dovuto ripensare il progetto – ammette Rustichelli –, perché ci siamo resi conto per esempio che non abbiamo band sotto i trent’anni, manca la fascia d’età compresa tra i 16 e i 25 anni. Così abbiamo aggiunto nuove possibilità, come quella di concedere in affitto i nostri spazi per dare lezioni organizzate in autonomia da insegnanti e stiamo inoltre risistemando la sala grande in modo che possa essere usata per ulteriori attività attinenti al mondo della musica, come set fotografici, video, … ». «In questi anni è cambiato il modo di produrre e di fruire la musica – spiega Rusty – molti studi di registrazione sono entrati in crisi perché grazie alle nuove possibilità offerte dal digitale la produzione può essere fatta in casa. Oggi si fa molto più al computer che in sala prove, si spende di più in promozione che in qualità sonora; si tende a livellare le canzoni, a farle suonare tutte uguali, perché finiranno nelle playlist insieme ai brani di altri». 

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