Identità urbana: Carpi e Torino

Confronto (impietoso) su come ci si attrezza per il city branding

Identità urbana: Carpi e Torino

Qui da noi si fa così. Si decide che serve  una “ricerca scientifica quanti-qualitativa”  sulla percezione di Carpi dall’interno e dall’esterno,  con costruzione di una identità visiva e  progetto strategico dettagliato, definizione degli  obiettivi, sviluppo di linee guida, project management,  definizione di un modello di misurazione  dei risultati e “ideazione di proposte diverse  per un progetto e disegno del marchio  con scelta di colori e caratteri”. Si impacchetta  il tutto in un incarico da 21 mila euro per la  “definizione di una strategia di marketing e comunicazione  del Comune di Carpi” e lo si affida  senza raffronti a un professionista esterno. Si  tratta di Amedeo Palazzi, titolare dell’agenzia  di immagine, marketing strategico e pubblicità  Fachiro Strategic Design di Mantova. Dopo  di che non se ne sa più nulla. Solo, in risposta  a una interrogazione del consigliere Roberto  Benatti di diversi mesi dopo, si spiega che gli  elaborati richiesti (qualche cosa, si dice, molto  simile a una tesina da studenti liceali) sono arrivati  nei tempi giusti. Qualcuno ha avuto notizia di che cosa abbia  prodotto esattamente il professionista per un  piano così ambizioso e che, per la sua stessa  natura, dovrebbe interessare tutta la città e la sua  immagine? Che cosa impedisce alla Giunta di  farcelo almeno vedere? Se ne vergognano, forse? 

 

A Torino, per dire, hanno invece scelto  un’altra strada. Ce ne parla Giulia Fassino,  esponente dell’Associazione autonoma Urban  Lab costituita da Comune di Torino e  Compagnia di San Paolo e alla quale si deve  l’allestimento della mostra “Brand New City.  Ripensare la città per comunicarla” aperta dal  23 ottobre nel palazzo di città di Torino e nel  portico antistante: «Il city branding – spiega –  non si risolve nell’invenzione di un logo e di  uno slogan. È uno strumento essenziale per  fortificare l’identità di una città, puntando a  valorizzarla sotto vari aspetti. In secondo luogo,  il city branding non va visto come una strategia  calata dall’alto, ma tale da assegnare un ruolo di  primo piano agli abitanti, facendo per esempio  dei sondaggi uno dei tasselli per costruire una  visione dello sviluppo della città». La mostra  documenta dunque strategie ed esiti in materia  di comunicazione dell’identità urbana di  alcune delle più interessanti esperienze europee.  E propone all’attenzione dei visitatori i piani  di Atene, Bologna, Eindhoven, Lione, Liverpool,  Vilnius, città partner del progetto europeo  Rock (Regeneration and Optimisation of Cultural  heritage and Knowledge cities), ma anche  da Amsterdam, Berlino, Genova, Napoli, Oslo.  Insieme costituiscono un inventario di buone  pratiche per processi di valorizzazione dell’identità,  accomunate dall’idea che il marketing  urbano possa essere un’occasione non solo per  rinnovare grafica e comunicazione, ma anche  per svolgere una riflessione strategica sul futuro  di una città. E la sezione introduttiva della mostra  sottolinea chiaramente il legame che unisce  luogo, persone, azioni, concept di brand e logo.  «Comunicare una città significa raccontare  storie, mettendo le persone in prima fila – riflette  Valentina Campana, direttrice di Urban  Lab –. Diventa quindi fondamentale alimentare  la narrazione della città con il vissuto locale e il  suo patrimonio culturale, descrivendo chi sono  i cittadini che la abitano e chi vogliono essere».  Le città evolvono, cambiano e di conseguenza le  loro identità vanno ripensate. 

Si sa quanto un approccio simile servirebbe  a Carpi, in vista della redazione del nuovo  Piano regolatore che si chiamerà Pug, Piano  urbanistico generale. E invece chiunque può  toccare con mano quanta malinconica sciatteria  abbia sovrinteso a una scelta adottata senza  curiosità, senza coralità e partecipazione e nel  più assoluto isolamento. 

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