Sepolture islamiche tra scelta ed emergenza

I due concetti intorno a cui si è acceso il dibattito sugli spazi a San Marino

Sepolture islamiche tra scelta ed emergenza

Strano destino invero, quello della frazione di San Marino. Negli anni Cinquanta, stante il netto predominio del Partito comunista in una località abitata in prevalenza da braccianti agricoli, noti per la storica avversione all’ordine costituito – padroni, Stato, Chiesa –, il Governo Dc di Roma pensò bene di diluire quel colore rosso acceso. E agevolò l’insediamento di diverse famiglie provenienti dal bianco Veneto (province di Rovigo e Treviso), con i cognomi che spesso finivano con il suffisso “-in”, diverse sia per condizione sociale, trattandosi di piccoli proprietari contadini, che per la matrice culturale, profondamente permeata del cattolicesimo della terra d’origine. Settant’anni dopo la frazione si ritrova di nuovo a svolgere questa funzione di apertura all’altro e al diverso, sia pure in un contesto del tutto particolare. Il riferimento è alla scelta dell’Amministrazione comunale, caduta proprio su un settore del cimitero frazionale, di farne la prima area cimiteriale di Carpi riservata alle sepolture islamiche, che prevedono la testa del defunto orientata verso la Mecca. Lo spazio è per venti sepolture, ha spiegato l’assessore Mariella Lugli all’ultimo Consiglio comunale, in attesa, se sarà necessario, di riservarne altro anche all’interno del cimitero urbano. Niente di rivoluzionario. Da una parte c’è un Regolamento di Polizia mortuaria del 2013 che contempla settori speciali nel cimitero per collocarvi “... persone appartenenti a comunità che desiderino tipi di sepoltura diversi da quelli comunemente previsti”. Dall’altra c’è una comunità islamica – pakistani, nordafricani – che rappresenta la netta maggioranza degli immigrati di origine straniera e che solitamente sceglie il trasferimento delle salme in aereo verso i Paesi d’origine. Ma, come ha spiegato l’Assessore, vuoi perché nel periodo dell’emergenza Covid i voli erano bloccati; vuoi soprattutto perché, con il passare del tempo e delle generazioni, è prevedibile che siano sempre meno gli stranieri desiderosi di compiere l’ultimo viaggio verso le terre natìe, optando per quella che li ha accolti spesso dalla nascita, ecco che si rende necessaria l’individuazione di uno spazio. Attuata non con una variazione del Piano cimiteriale che, secondo l’assessore Lugli, avrebbe comportato una trafila complicata, analoga alla modifica di un piano regolatore, ma semplicemente integrando il regolamento di Polizia mortuaria.

Problemi di pura praticità, come si vede. Ma è su quel concetto di “necessità” legata all’emergenza della pandemia che in Consiglio si è scatenata la bagarre ideologica. Davvero necessaria e così urgente, l’individuazione di un’area stabilmente destinata alle sepolture islamiche, ha chiesto l’esponente di Fratelli d’Italia, Annalisa Arletti, quando – come da comunicazione dello stesso Assessore – i casi che si sono presentati nel periodo dell’emergenza sono stati soltanto due? Non si tratta, piuttosto, di una scelta voluta e basata su una precisa ideologia? Lei no, ha precisato: lei non intendeva farne una questione ideologica, quando chiunque avrebbe capito le convinzioni, la cultura, la filosofia nascoste neanche troppo dietro quel quesito. Non ha nascosto invece la natura ideologica della scelta il Sindaco, intervenuto sia nel dibattito che, subito dopo, per rilasciare la consueta diretta facebook. Evocando i giorni dell’emergenza in cui le comunità straniere, consegnandogli denaro a sostegno del Ramazzini, gli dicevano “i nostri figli sono nati lì”, ha ribadito che destinare un’area alle sepolture di rito islamico è rafforzare il senso di cittadinanza e di appartenenza: “Fatico – ha detto – a trovare pretesti per mettere in discussione questa che è una scelta di civiltà”.

Dal canto suo, Monica Medici, dei 5 Stelle, ritenendo che la misura andasse a colmare una lacuna, l’ha considerata perfino tardiva. E ha votato a favore insieme a Pd/ Carpi 2.0 e Carpi Futura, contro il fronte Lega Fratelli d’Italia, come di rado è accaduto in questo Consiglio. Prima del voto, tuttavia non sono mancati spunti interessanti. La consigliera della Lega per Salvini premier, Federica Boccaletti, si è chiesta, per esempio, se dedicare un appezzamento del cimitero a queste sepolture non comporti una “cessione di sovranità”. E ora si è tutti in attesa che gli ambasciatori di Tunisia e Marocco accampino poteri su questo appartato angolo della frazione. Il Regolamento di Polizia mortuaria che prevede di rendere disponibili spazi anche per i defunti di fede non cattolica, ha spiegato poi l’assessore Lugli al consigliere Giulio Bonzanini (FdI) che ne contestava la necessità, specie in prospettiva futura, risale al 1990, quando al potere non c’era il Partito comunista, ma Giulio Andreotti. Dal monitor si scorgevano gli ampi cenni di smentita di Marco Reggiani capogruppo del Pd: nel 1990 il Pci non c’era più o meglio, per restare in tema, era già morto. Sempre un passaggio dall’assessore Lugli, in versione funeraria: “Non ci resti a vita, nella tomba che ti viene destinata”. Rimaniamo nel filone: “Oltre alla storiella del cittadino straniero morto per Covid – ha scandito il consigliere Antonio Russo, ora della Lega per Salvini premier – perché non si sono ascoltate anche le richieste degli altri 64 cittadini di Carpi morti per lo stesso motivo?”. Dove il concetto di “prima gli Italiani” applicato dal leader del suo partito di volta in volta a scuola, lavoro, previdenza, graduatorie, è stato esteso per la prima volta al trapasso e con un esercizio di ascolto postumo del quale ognuno potrebbe cogliere la complessità. Ma quel che, dell’intervento di Russo, ha fatto più arrabbiare il consigliere del Pd Maurizio Maio è stato il passaggio in cui l’esponente del Carroccio ha definito “ridicola” la richiesta di riservare spazi alle sepolture di cittadini di fede islamica, classificandola come frutto “dell’ossessione dell’integrazione per forza”. “Russo si deve vergognare”, gli ha replicato Maio, aggiungendo le proprie scuse alla comunità islamica di Carpi perché siffatti accenti erano risuonati nell’aula del massimo consesso civico.

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