Lo spettro di una infinita campagna elettorale

L'insediamento del nuovo Consiglio e qualche segnale preoccupante

Lo spettro di una infinita campagna elettorale

In una delle giornate più afose e opprimenti dell’anno, dentro un Salonedei Mori provvidenzialmente dotato di condizionamento, si è insediato il nuovo Consiglio comunale uscito dalle urne del 26 maggio e dal ballottaggio del 9 giugno. Dall’alto del fascione affrescato, i Cesari dell’antica Roma parevano osservare laggiù, in quello che era il luogo di ricevimento della piccola corte dei Pio, i volti eccitati, le mise un minimo ricercate, le maniche si stringevano, i baci e gli abbracci scambiati tra quella piccola folla di quasi tutti esordienti al primo appuntamento con l’impegno civico. Il clima era festoso, da primo giorno di scuola, con le banali incombenze dell’insediamento affrontate tutte con la massima serietà e con il senso di una investitura. Verranno le sedute fiume, quelle dei dibattiti interminabili, delle pizzette riscaldate e consumate al volo per la pausa cena, del senso di inutile verbosità, delle uscite a notte fonda econ passi assonnati nella piazza nebbiosa e deserta di novembre: ma c’è tempo, per scoprire la prosaicità a volte esasperante dei riti della rappresentanza. “Non ci annoieremo”, assicurava una signora del pubblico, al termine di un dibattito ancora vivacizzato dalle polemiche elettorali. E invece ci annoieremo, signora: eccome se ci annoieremo. Ma è la democrazia: che non ha mai preteso di divertire troppo.

«Arrivare qui a darci degli incompetenti... Fra noi c’è l’architetto Riccardo Righi, per esempio: lui lo sa che cosa è il Pug»: la stoccata di Alberto Bellelli era diretta a una critica pervenuta alla nuova Giunta dall’animoso intervento di Federica Boccaletti, la ex candidata della Lega e oggi consigliere comunale, come per ricordarle la richiesta fatta tempo fa a Monica Medici perché le spiegasse il significato di quella sigla che ha sostituito Prg nella nuova legge urbanistica regionale. Tossine, veleni da campagna elettorale non ancora dissipati che aleggiavano sulle teste dei cittadini accorsi nel cuore di palazzo Pio. In una serata di molti adempimenti formali, la politica si è affacciata in tre momenti, soprattutto. Il primo: l’elezione del Presidente e del Vicepresidente del Consiglio. Alla fine sono risultati, rispettivamente, Carlo Alberto Fontanesi e Federica Boccaletti, ma con un’imprevista astensione del centrodestra sul nome del designato dalla maggioranza che non ha tuttavia prodotto ritorsioni sulla Boccaletti, eletta invece anche con i voti del Pd/Carpi2.0. Il tutto a segnalare, come avrebbe poi commentato Marco Reggiani, capogruppo del Pd, più una svista dovuta all’inesperienza che la volontà di commettere uno sgarbo. Il secondo: l’elezione dei consiglieri di Carpi nel Consiglio dell’Unione. Anche qui una piccola sorpresa: fra i cinque che toccano alle minoranze, Boccaletti, sempre lei, avendo ottenuto un solo voto come altri colleghi, ma essendo anche la più giovane, è rimasta fuori. E nel Consiglio dell’Unione entrano tutti e due i rappresentanti dei Cinque Stelle.Il terzo e più importante momento politico è stato, dopo le dichiarazioni dei capigruppo (si veda a lato), il voto sulle Linee programmatiche di mandato che ha sancito la netta, quanto prevedibile spaccaturatra le minoranze civiche (Carpi Futura) e di centrodestra (Legae Fratelli d’Italia) e la maggioranza Pd/Carpi 2.0. Delle undici pagine delle linee programmatiche lette dal Sindaco due e mezzo sono dedicate alla “città che si prendecura”, vale a dire alla sanità e ai servizi sociali che continuano a essere il baricentro delle attenzioni di Alberto Bellelli. Quella è la sua matrice culturale e lì vertono indicazioni di programma come la conferma dell’impegno per nuovo ospedale e hospice e tutti i provvedimenti che si legano a quell’invecchiamento della popolazione che lui preferisce chiamare “allungamento della vita”. E vi ha aggiunto un auspicio: quello di poter avviare il risanamento di via Unione Sovietica, con vasto coinvolgimento di forze sociali ed economiche, a partire dalla Fondazione Cassa Carpi. L’altro fulcro programmatico è il patto per il lavoro, al centro della sua campagna elettorale. Non è mai stato chiaro in che cosa esattamente consista: si parla di coordinare centri per l’impiego e di servizio alle imprese, di dare fondo alla formazione professionale non solo per il tessile assegnandole come casa il Polo della Creatività; di un rilancio basato sull’attrarre nuove imprese. Andando però per le spicce e cogliendo i punti concreti del programma vanno segnalati come propositi, se non come veri e propri impegni: la creazione di un “soggetto di coordinamento” con gli operatori commerciali del centro storico; l’aumento parziale della Ztl con corso Roma destinato a diventare la quarta piazza di Carpi; la conferma dei fast park al limitare del centro, caria Simone Tosi; la vendita del mercato coperto per risistemare piazzale Ramazzini; una Casa delle Culture dove si parla solo Inglese e che dia occasionedi formazione permanente “quale strumento di inclusione sociale”; il riavvio (“rimane sul tavolo”) della discussione sulla metropolitana di superficietra Carpi e Modena; un impulso alle piste ciclabili; il collegamento della rotonda su via Guastalla con quella della zona autotrasportatori a Fossoli; il completamento della complanare di via dell’Agricoltura “forando” il cavalcavia di via San Giacomo; la sistemazione della viabilità intorno al casello dell’A22; la creazione di spazidi frequentazione in periferia, ottenuti chiudendo vie e piazze al traffico di attraversamento; l’estensione del fondo per risarcire le vittime di reati; lo studio per una nuova palestra a Fossoli e per un palazzetto dello Sport. L’elenco è lungo, talvolta vago, ripete cose che sarebbe bene venissero fatte e altre decisamente no, già enunciate nella campagna elettorale del Sindaco. Non si capisce bene l’apporto di cultura e idee di Carpi 2.0: ma è un dettaglio, questo, che deve averli interessati poco o nulla.

I CAPIGRUPPO ALLA PROVA DELL’ESORDIO

Le dichiarazioni di  voto delle minoranze hanno  rispecchiato in toto la personalità  espressa dai rispettivi  capigruppo nel corso della trascorsa  campagna elettorale. Posato e ponderato l’intervento  di Michele Pescetelli, iroso  quello di Federica Boccaletti, moderato nell’esposizione  quello di Monica Medici. È  stato soprattutto a quest’ultima,  al termine dei tre  interventi, che si è dovuto  dare atto dell’esperienza  politica maturata  in cinque anni  di Consiglio comunale:  la consigliera pentastellata,  così come nella  tenzone per la carica  di primo cittadino, ha  dimostrato infatti tutta  la propria conoscenza  dei meccanismi amministrativi. Rilassata  e padrona di sé, Medici  ha elencato corsi e  ricorsi programmatici  che, ravvisati nel programma  2019, ha riconosciuto  come i medesimi del 2014. Pescetelli e Boccaletti si dovranno  impratichire  non poco. «Siete giovani  e inesperti», ha concesso  Marco Reggiani  riferendosi al voto per  la Presidenza del Consiglio. «Speravo che la  campagna elettorale si potesse  considerare finita», ha commentato  dal canto suo il sindaco  Alberto Bellelli riferendosi  in modo esplicito alla neo  consigliera Boccaletti, che con  voce stentorea aveva appena  dato lettura del testo preparato  in vista delle sue dichiarazioni. Il capogruppo della civica Carpi Futura ha dimostrato di aver letto con coscienza il  documento presentato  dal Sindaco e ne ha sottolineato  le parti che  ha riconosciute come  deficitarie (la questione  Aimag, l’impulso debole  destinato all’imprenditoria  giovanile, il Parco  Lama, la nuova sede  comunale, la polizia locale, tra i tanti). Il suo  “no” si è comunque meritato  i complimenti del  primo cittadino, che ha  scherzato su quello che  Pescetelli ha dichiarato  essere “un voto negativo,  ma di apertura  e dialogo” e che ha  definito un ossimoro. Ha invece lasciato con  il fiato sospeso l’intervento  di Federica Boccaletti,  che ha velocemente  declamato il suo scritto. Un’esposizione  che non si è discostata  dai temi della sua  campagna elettorale, soprattutto in merito al corpo  di polizia locale, ma senza  risparmiare strali alla volta  del tema Aimag, Ztl, Biscione,  patto per il lavoro. Tante le  perplessità espresse dalla consigliera  di centro destra anche  in merito alle scelte effettuate  per la composizione della Giunta, che non hanno tenuto  conto, a suo parere, della voglia  di cambiamento espressa  dall’esito del voto alle amministrative  (una “vittoria risicata”,  ha definito quella di Bellelli): troppo inesperto il neo assessore  alla sicurezza Mariella Lugli; inopportuno che sia una  sindacalista l’assessore alla sanità  e non una figura già pienamente  inserita in quella realtà;  per nulla soddisfacente  l’operato di Stefania Gasparini  nell’ultima parte del mandato  precedente come assessore  al centro storico, delega  che le è stata riconfermata. Va  da sé, il voto del centro destra  è stato oltremodo contrario,  soprattutto nei toni. Una ventata  di aria fresca dopo tanta  animosità ha portato dunque inaspettatamente la dichiarazione  di Monica Medici,  che ha motivato il proprio “no”  in modo coerente con quanto  affermato da lei stessa ormai  da anni: «Non siete credibili, non credo nelle vostre capacità». L’ultima parola è comunque  spettata a Bellelli, che  ha voluto invitare i consiglieri  di opposizione ad abbandonare  la teoria del tifo e dell’offesa. «Noi la giochiamo tutta  sulla competenza – ha chiosato –. Il Sindaco non deve dividere,  ma cercare di unire. A  me piace giocare una partita, non tifare».  

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