La figura del portavoce: un bell'ingorgo politico giuridico e istituzionale

La designazione di Simone Tosi nel ruolo

La figura del portavoce: un bell'ingorgo politico giuridico e istituzionale

Il messaggio partito in via ufficiosa dal Comune è stato subito chiaro: la scelta è legittimata dalla legge 150 del 2000 che ha introdotto questa figura fra i profili professionali che si occupano di comunicazione e informazione all’interno della Pubblica amministrazione. La figura in questione è quella del “portavoce” che, impersonata da Simone Tosi, comparirà per la prima volta nell’organigramma comunale in concomitanza con il secondo mandato da Sindaco di Alberto Bellelli. L’articolo 7 della legge in questione è piuttosto chiaro: “L’organo di vertice dell’amministrazione pubblica può essere coadiuvato da un portavoce, anche esterno all’amministrazione, con compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politicoistituzionale con gli organi di informazione. Il portavoce, incaricato dal medesimo organo, non può, per tutta la durata del relativo incarico, esercitare attività nei settori radiotelevisivo, del giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche”. 

Una direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del febbraio 2002 sottolinea poi che il portavoce sviluppa attività di relazione con gli organi di informazione in stretto collegamento con il vertice dell’amministrazione, ma nessuna norma chiarisce quali titoli o requisiti debba possedere la figura del portavoce. Basta la fiducia, insomma: in questo caso del Sindaco. Data la genericità delle norme, sulla materia si è aperto un ampio dibattito imperniato su un quesito: è legittimo far gravare sul bilancio dell’Ente pubblico la spesa per una figura sostanzialmente fiduciaria e allineata con il potere politico? Dietro questo quesito, si intrecciano questioni importanti. Perché se è vero che la Corte costituzionale, con una sentenza del 1990, ha stabilito una distinzione tra amministrazione e politica, e quindi tra la doverosa informazione che un ente svolge sulla propria attività e la promozione dell’immagine dei vertici politici chiamati alla guida dell’ente, la legge 150/2000 che legittima l’assunzione di Simone Tosi, pur partendo da questo presupposto, lascia sullo sfondo la differenza tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica. E la sacrifica a quella tra “informazione diretta agli organi di stampa”, che la legge 150/2000 affida agli uffici stampa e al portavoce, e la “comunicazione rivolta ai cittadini e alla collettività”. Ma se per gli uffici stampa è richiesta l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti e per la comunicazione la laurea in Scienze della comunicazione, in Relazioni pubbliche o altre assimilabili, perché al portavoce non è richiesta né l’una né l’altra? È vero che “informare sull’attività dell’Ente” (ufficio stampa) è diverso dal “promuovere l’immagine dell’Ente” (portavoce), ma fino a che punto le due aree sono distinguibili? La confusione, come si vede, regna sovrana, non c’è alcun organismo deputato al controllo sul rispetto dei confini tra comunicazione istituzionale e politica, con il rischio che “...l’ufficio stampa resti a metà strada tra una informazione burocratica, asettica e impersonale e una tutta assoggettata al potere politico” (Marco Cuniberti, Ordine giornalisti Lombardia). 

A Carpi, poi, esiste anche la figura di Capo di Gabinetto del Sindaco, incaricato della sua segreteria, delle relazioni esterne e dei rapporti con gli sponsor: mansioni per le quali è richiesta la laurea e finora affidate a Stefano Artioli. A questo punto la confusione rischia di diventare caos.

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