Terracielo a Carpi: la struttura che mancava

Gianni Gibellini e la casa del commiato che sta realizzando in via Lenin

Terracielo a Carpi: la struttura che mancava

È un evento che riguarda da vicino i defunti, ma che non mancherà di avere un forte impatto sul mondo dei vivi, quello che si prepara in via Lenin, tra la Clinica Tarabini e il futuro supermercato alimentare Aldi. Si parla qui del cantiere per la costruzione della casa del commiato, o funeral  home, battezzata “Casa funeraria Terracielo Carpi” che l’impresario modenese di onoranze funebri Gianni Gibellini ha deciso di aprire in città, dopo quella di Modena, dotata di nove camere ardenti dotate di ogni servizio e comfort per parenti e visitatori, con Sala Terracielo da 700 posti per le celebrazioni, schermi, impianti audio e possibilità di connessione internazionale; e dopo quella  più raccolta, ma ugualmente attrezzata di servizi funebri personalizzati, di Mirandola.   

 Raggiunto al telefono, è  lo stesso Gibellini, figura di notevole spicco e di prorompente personalità, presidente nazionale di Efi, Eccellenza    funeraria italiana, conosciutissimo a Modena anche per la sua attività di commentatore sportivo, a spiegare: «Entro il mese in cantiere verrà posizionata la struttura in legno che reggerà l’edificio. E la conclusione dei lavori dovrebbe avvenire a giugno del prossimo anno. La    Terracielo Carpi avrà sei sale del commiato che finalmente restituiranno al rito funebre una dignità che nessuna delle camere ardenti che ci sono in giro per l’Italia può vantare, con gli spazi angusti a disposizione e la gente in fila fuori come quando si va in banca. A Carpi ne sapete qualche cosa»  

È una condizione, quella  delle camere ardenti, che è  stata definita vergognosa...

«E io ho capito che a Carpi c’è bisogno. Per affrontare un’impresa come questa serve però gente con coraggio. E con la credibilità presso le banche che credo di essermi conquistata con la mia società, la Cofim, partita dal negozio di fiori di mia madre e dal laboratorio di falegnameria di mio padre e che oggi dà lavoro a 40 dipendenti. L’acquisto dell’area risale a sette mesi fa, ma ho atteso sperando che dalla Regione arrivassero i finanziamenti promessi  all’articolo 14 della legge 19 del 29 luglio 2004, dove sta scritto che “La Regione favorisce con appositi strumenti incentivanti un’adeguata presenza sul territorio regionale di strutture per il commiato”. Stiamo aspettandoli da cinque anni, per le strutture finora realizzate»   

E qui si aspettano segnali dall’Ausl, per le camere ardenti di via Falloppia...   

«Ma all’Ausl compete fare altre cose, far funzionare gli ospedali, occuparsi della salute. E se deve interessarsi delle camere ardenti è solo perché non ci sono alternative. Nelle camere ardenti dovrebbe andare solo chi muore in ospedale, e invece qui finisce in coda, perché è    prevalso l’uso di portarvi sempre e comunque i defunti da casa. In Romagna sono arrivati a istituire un ticket, per questo, perché si usufruisce di un servizio  che, come tale, andrebbe fatto pagare»  

Parliamo appunto di costi: magari qualcuno teme che fruire di una struttura del commiato alternativa, dignitosa come la sua configuri costi proibitivi...   

«Il segnale che ho sempre voluto dare io con Terracielo è quello di mettere a disposizione un posto dignitoso dove salutare i defunti. E non costa di più che andare ad allestire una camera ardente al Policlinico di Modena o a domicilio: sui 350 euro per quattro giorni. Da noi non si spende di più, fra i 350 e i 400 euro, secondo le sale, con la vestizione, l’interno cassa e la cremazione, e in più in un ambiente e con un servizio senza pari. Una struttura, sottolineo, aperta all’utilizzo da parte di tutte le agenzie di onoranze funebri, come impone la legge regionale»   

Il Comune ha un servizio  di onoranze funebri: dopo essere stato per anni uno dei pochi servizi attivi, ora è in perdita e l’Amministrazione è indecisa. Da una parte ne vede le difficoltà a competere, dall’altra lo considera un fattore di calmieramento...    

«Lasciamo stare il calmieramento che andava bene in Russia, anni fa. Io potrei garantire i prezzi che stanno facendo loro per almeno due    anni, introducendo solo dal  terzo l’incremento Istat. Se il Comune è sceso dall’85 al 20 per cento di copertura dei servizi funebri, una ragione deve esserci. Per me un servizio funebre dignitoso deve imperniarsi su qualità, mezzi di proprietà e non presi in affitto, con dipendenti in regola e preparati in corsi di formazione. E tutto nella massima trasparenza contabile e amministrativa. Al Comune compete migliorare le cose per i cittadini in fatto di strade, scuole, servizi: quello funebre lo lasci agli specialisti. In provincia siete rimasti l’unico Comune che non lo abbia ancora messo a bando e appaltato. In questa materia l’Amministrazione comunale dovrebbe occuparsi di altro...»   

Di che cosa, in particolare?   

«Ma del costo dei tombini, per esempio, per i quali viene richiesto per metà il pagamento anticipato, perché è una gestione in crisi che non fa più guadagnare, visto che, notoriamente, tutti ormai preferiscono la cremazione. Sono cose che dico da tempo e comunque non intendo fermarmi a Carpi... »   

In che senso?   

«Con la nostra associazione vogliamo mandare un segnale all’Italia, per esempio nella liberalizzazione dei cimiteri. E anche nella detraibilità fiscale dei costi delle onoranze. Noi abbiamo proposto di elevare il tetto detraibile a 7 mila 500 euro. La condizione attuale, con l’aliquota del 19 per cento applicata a un massimo di 1.550 euro è come un invito al nero».        

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