Pratiche post sisma: fate presto, dice il Sindaco di Novi. Una ciclabile per la Romana e tante da rivedere. Lo sfregio ai martiri delle foibe

Pratiche post sisma: fate presto, dice il Sindaco di Novi. Una ciclabile per la Romana e tante da rivedere. Lo sfregio ai martiri delle foibe

Fate presto, ammonisce oggi dalla seconda apertura della Gazzetta il Sindaco di Novi, ma potrebbe farlo anche quello di Carpi, per ricordare ai propri cittadini che il 31 marzo scade l'ultima possibilità di richiesta di contributi per la ricostruzione post sisma. Fare presto – e la cosa riguarda privati proprietari, tecnici, studi di progettisti – è la condizione per prendere l'ultimo treno. E in attesa, che il Primo cittadino di Novi invita a trasformare in pratiche Mude, ci sono circa un migliaio di nuclei familiari sparsi per tutta la Bassa (non solo a Novi, ovviamente): pochi, rispetto ai 17 mila iniziali, informa il quotidiano, ma pur sempre in condizioni di disagio che ora si possono e si debbono affrontare e risolvere.

 

 

La Fiab, Federazione italiana ambiente e bicicletta, apre la propria sezione a Carpi ed esordisce con una precisa richiesta, sostenuta da una raccolta firme e che conquista la prima apertura della gazzetta: bypassare con una ciclabile il “budello” rappresentato dalla Statale Romana Nord, nel tratto che unisce la tangenziale Losi alla rotatoria della zona autotrasportatori, già teatro di un incidente che è costato la vita a un ciclista. Di questa petizione si è già occupata la stampa nei giorni scorsi – le cronache sono avare di notizie, di questi tempi –, ma nel frattempo le firme sono aumentate, mentre il Presidente della sezione Fiab di Carpi rincara: le ciclabili esistono, ma scollegate, interrotte, segmenti che non permettono una ciclabilità urbana tranquilla e continua.

 

 

 

La lapide che ricorda le vittime delle foibe, deturpata ancora una volta, offre al Carlino lo spunto per ritornare da Silvio Zaro, l'esule istriano del quale il quotidiano si era già occupato per la vicenda del fratello creduto morto in combattimento, ma in realtà deceduto a Mauthausen. E lo intervista sulla vicenda di quanti, come lui, fuggiti da Istria e Dalmazia, trovarono rifugio nell'ex campo di Fossoli, divenuto una piccola comunità giuliano dalmata della quale Zaro non nasconde una certa nostalgia per lo spirito di fratellanza che vi si respirava. Accolti con una certa diffidenza nella Carpi a netta maggioranza comunista, ricorda il testimone, in quanto ritenuti complici del regime fascista e poco sensibili alle delizie della Jugoslavia di Tito, i “triestini”, come li chiamava comunemente la gente, poco a poco si integrarono fino a dissolvere le iniziali barriere ideologiche.

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