Gli oppositori del nuovo ospedale in zona agricola chiedono un confronto in un Consiglio aperto

Chiusa a quota 337 la raccolta delle firme dei contrari alla realizzazione di un nuovo ospedale sui terreni ora agricoli della zona nord ovest del territorio, le associazioni che si battono per la ristrutturazione profonda del Ramazzini dov'è ora, chiedono a Consiglio comunale e Giunta di dedicare alla questione una seduta aperta del parlamento cittadino e di riaprire un dibattito necessario, sostiene l'associazione in un proprio comunicato, “...per chiarire alla cittadinanza i punti mai chiariti rispetto alla decisione di costruire l’ospedale nuovo consumando non meno di 10 ettari di suolo agricolo, a ovest della tangenziale Bruno Losi”.

Il comunicato è firmato da Carpi Bene Comune, Carpi in Transizione, Comitato Salviamo gli Alberi a Carpi, FIAB Modena Sezione di Carpi, Legambiente Unione Terre d’Argine, LIPU sezione di Carpi, Movimento 5 Stelle Carpi, Sinistra Italiana Sezione di Carpi, WWF Emilia Centrale. E motiva così la propria richiesta di un confronto: “Come organizzazioni promotrici e  cittadini firmatari della petizione, riteniamo che la possibilità di costruire un ospedale nuovo nel medesimo sito attuale sia stata scartata con leggerezza, in una commissione ristretta, in assenza anche solo di un dibattito pubblico con tutti i rappresentanti della cittadinanza carpigiana e che la decisione debba passare prima da un dibattito aperto con la città. In questi mesi abbiamo sollevato più volte l’inconsistenza delle motivazioni dell’amministrazione comunale nel sostenere l’impossibilità tecnica di procedere con una costruzione di un nuovo padiglione nell’area nord ovest del parcheggio, seguita da demolizione e ricostruzione modulare degli altri edifici esistenti, senza che questo richieda nessuna interruzione dei servizi di diagnosi e cura (come già realizzato per altri nosocomi grandi e piccoli in molte realtà anche vicino a noi), razionalizzando le aree esistenti, sviluppando su più livelli la parte del parcheggio rimanente, con vantaggi  in termini di tempi e costi,  potendo evitare varianti urbanistiche ed espropri, oltre che innegabili vantaggi ambientali e di vicinanza di servizio per la città. Tutto quello che è stato possibile conoscere in questi mesi tramite le dichiarazioni stampa degli interessati – cocnlude la nota – è che la nuova struttura lontana dal centro cittadino, fuori dalle attuali linee di mezzi pubblici, con la medesima capienza dell’attuale, deve trovare posto su un terreno vergine, semplicemente per facilitarne l’accesso in automobile e il parcheggio (ovvero sommando al danno ambientale della cementificazione la rinuncia a qualsiasi idea di mobilità alternativa e sostenibile rispetto all’uso quotidiano della struttura per operatori e diagnostica)”.