Carpi sui giornali. Accorsi difende Ostetricia di Carpi: scelta da 8 mamme su 10. Critiche alla sanità da Fratelli d'Italia

Carpi sui giornali. Accorsi difende Ostetricia di Carpi: scelta da 8 mamme su 10. Critiche alla sanità da Fratelli d'Italia

E' la lettera aperta inviata a tutte le redazioni dal Direttore dell'Unità di Ostetricia e Ginecologia del Ramazzini, Paolo Accorsi (e che Voce pubblicherà integralmente sul numero in uscita giovedì 16) a prendersi le aperture di Carlino e Gazzetta. Giunto alle soglie della pensione, il medico, che dirige il reparto da una decina d'anni, traccia una sorta di consuntivo del lavoro suo e della sua équipe che suona tuttavia anche come una replica a quelle che lui stesso definisce "interpretazioni distorte” delle statistiche che parlano di una diminuzioni delle nascite all'ospedale di Carpi. Fatto innegabile, ammette il sanitario, ma che, letto in parallelo a quanto avvenuto a Sassuolo che ha potuto fruire anche della chiusura del punto nascita di Pavullo, registra negli ultimi quattro anni una diminuzione inferiore. Quanto al dato di attrattività, Carpi si mantiene sull''82,19 per cento di donne residenti che optano per l'ospedale cittadino, contro percentuali molto inferiori negli altri nosocomi della provincia. Oltre ai numeri, Accorsi svolge anche considerazioni qualitative, attestandosi a difesa del parto naturale e relegando il cesareo alle sole emergenze, pur ammettendo che l'aiuto dell'epidurale non è sempre possibile a causa della carenza dio anestesisti.

 

 

Poco altro da aggiungere, oggi, in fatto di cronache. Si segnala, sul Carlino, il resoconto della conferenza stampa di Fratelli d'Italia che, oltre a criticare la sanità emiliano romagnola per le liste d'attesa delle viste specialistiche e le migrazioni di pazienti verso altre regioni, ha inteso smontare la promessa dei 60 milioni per il nuovo Ramazzini, sostenendo che al momento sicuri ce ne sono solo tre.

 

 

La Gazzetta riporta invece la sentenza del Consiglio di Stato che ha ridimensionato la multa da 600 mila euro inflitta dal Comune di Carpi alla Diocesi per la demolizione della canonica di San Martino Secchia, considerato un bene culturale tutelato. Il massimo organismo della giustizia amministrativa ha ritenuto che il calcolo non abbia tenuto conto del deprezzamento di un bene culturale il cui invecchiamento non significa automaticamente aumento di valore. Potenza dell'avvocato Domenico Antonio Silipo al quale la Diocesi si era affidata.

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