Anche Carpigiani fra le vittime della truffa di Livorno

Anche Carpigiani fra le vittime della truffa di Livorno

Ci sarebbero anche dei Carpigiani fra le 53 vittime di numerosi episodi di truffa messi in atto da una banda dedita truffe internazionali immobiliari, sgominata in questi giorni dopo una complessa indagine diretta dalla Procura e condotta dal nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Livorno, città perno dell'inchiesta di cui si sta occupando la stmpa locale. L'inchiesta, denominata Operazione Limited, ha portato alla luce la complessa rete di imbrogli in cui sono caduti imprenditori e privati cittadini che venivano convinti ad anticipare decine di migliaia di euro di spese necessarie, secondo i truffatori, a dar vita a società con sede nel Regno Unito presso le quali intermediare affari con facoltosi stranieri, presentati come sceicchi arabi, banche croate o miliardari cinesi.

 

 

Sono una decina le persone coinvolte e 28 le truffe realizzzate in diverse località della Toscana. in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Puglia. Campania. Oltre che in Emilia, nella fattispecie, appunto, Carpi. Per 5 dei dieci indagati – colpiti da arresto in carcere o arresti domiciliari o interdizione dalla professione, nel caso del notaio che formalizzava gli atti – è emerso il coinvolgimento attivo in una vera e propria ssociazione a delinquere che operava attraverso diversi sistemi fraudolenti, secondo i contesti e gli interlocutori.

 

Per esempio, simulavano trattative per compravendite di case, alberghi e terreni, prospettando alla vittima l'interessamento di gruppi o soggetti stranieri molto facoltosi che richiedevano però, per concludere le operazioni, di dar vita a una società a responsabilità limitata (limited) insediata legalmente in Inghilterra, con conseguente esborso anticipato di 30 mila euro per le spese. Incassata la somma, gli indagati si rendevano però irreperibili. Oppure intervenivano in procedure per mutui e prestiti, sempre prospettando la costituzione do società all'estero, anche qui incassando le spese anticipate per poi sparire.

 

 

I proventi illeciti accumulati ammontano a un milione di euro, in parte trasferiti in Egitto presso una banca degli Emirati arabi. Tutto livornese lo staff dei truffatori, a parte uno compnente di origine albanese, il cui capo, N.C., 39 anni, di Piombino, si presentava come direttore della società britannica Sts Investment. Per vendicarsi di costui, in passato, come rivelato da una vicenda giudiziaria finita sui giornali, uno dei truffati, nientemeno che l'ex viceprefetto dell'Isola d'Elba, si era procurato degli esplosivi per danneggiargli l'auto: tentativo sventato proprio dalle Fiamme Gialle.

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