Una mano al welfare da una Ca’ Nostra di Carpi

Graziella Spinelli e l’idea di una casa famiglia pensata anche per il padre

Una mano al welfare da una Ca’ Nostra di Carpi

CARPI – Il welfare, il benedetto welfare sempre invocato come perno della spesa pubblica, ma che poi vive tanto di iniziative private (un caso per tutti: il fenomeno badanti), sta per arricchirsi, a Carpi, di un ulteriore episodio.

Si chiama “Ca’ Nostra di Carpi”, partirà a gennaio 2018 e i giornali ne hanno parlato nei giorni scorsi come di un progetto scaturito dall’idea che una piccola struttura in città, con numero limitato di anziani autosufficienti che convivono in una sorta di comunità che tutti collaborano a mandare avanti, possa essere una dignitosa alternativa alle strutture protette o alla solitudine. 

È l’idea della casa famiglia, insomma, che Graziella Spinelli, smessi i panni dell’edicolante – lo è stata per sedici anni, prima all’Ospedale e poi in piazza Garibaldi – e ripresi quelli dell’Osa, professione esercitata prima di vendere giornali, si accinge ad aprire in via Donizetti insieme a un socio di capitali: «L’abbiamo ricavata in una palazzina ristrutturata – spiega Spinelli –: l’appartamento di 130 metri quadrati è in grado di accogliere sei ospiti, due per ciascuna camera da letto, mentre cucina e soggiorno sono in comune.

È servito da una grande terrazza ricavata dalla ristrutturazione. I pranzi verranno dalla Coop Nazareno, mentre colazioni e cene saranno preparate con la nostra assistenza dagli stessi ospiti che proprio con piccole attività come queste avranno la sensazione di rendersi utili, cementando lo spirito di comunità. A questo contribuiranno anche altre iniziative, come le passeggiate, le visite: tutto quello che ci si può aspettare da una esistenza normale». A prendere questa iniziativa, Spinelli è arrivata sospinta da due fattori.

Il primo è stata la voglia di reinventarsi vita e lavoro, rispolverando il proprio diploma di Osa e animatrice conseguito ai corsi di formazione professionale del Comune e tradotto in dieci anni di lavoro al Quadrifoglio e per la cooperativa Gulliver. Il secondo è l’affetto che la lega al padre, oggi novantatreenne. 

Pochi forse ricordano Celsino Spinelli come esponente del Psiup e per essere stato Vice sindaco tra il 1970 e il 1975, nella prima Giunta di Onorio Campedelli. Ora di lui si occupa la figlia che ha pensato alla casa famiglia anche come soluzione per l’anziano genitore, che potrà sostavi di giorno insieme agli altri ospiti, per rientrare poi a casa la sera. «Una casa famiglia non è la stessa cosa di una struttura protetta – precisa Graziella Spinelli –. Il personale è comunque costituito da Osa, Oss e da assistenti familiari con esperienza, presenti anche la notte. Funzionerà un servizio infermieristico, mentre il medico continuerà a essere, per ciascuno degli ospiti, quello di famiglia». È una soluzione soft, meno istituzionalizzata delle case protette e anche più vicina alla normalità di una vita familiare, che è la condizione della quale gli anziani avvertono di più la mancanza.

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