Cambiare gli spazi con l’arte per aprirli all’ascolto della città

Il Liceo coinvolto nel progetto “Spazi alterati”

Cambiare gli spazi con l’arte per aprirli all’ascolto della città

Riappropriarsi di uno spazio attraverso l’arte, recuperando materiali naturali e di scarto per creare qualcosa di nuovo, di astratto, ma dal significato altamente simbolico: era l’intento dell’innovativo progetto Spazi alterati, promosso dal Liceo Fanti di Carpi per i propri studenti, volto a sviluppare tra i più giovani una sensibilità artistica e ambientale.

Il laboratorio, svoltosi nel mese di maggio, nel corso di quattro incontri pomeridiani, è stato condotto da Antonella De Nisco, artista reggiana specializzata in installazioni di arte ambientale, con la collaborazione dei professori Maria Antonietta Poy e Pietro Parretta e ha coinvolto una quindicina di ragazzi. Lo spazio “alterato” è invece il parchetto di via Veronese, accanto alla scuola primaria Pascoli, dove gli studenti si sono dilettati nell’intreccio di materiali naturali, come midollino, rami e foglie, creando così sculture astratte. 

Le installazioni ricordano grandi orecchie, a simboleggiare l’apertura verso gli altri e la città: «La cosa fondamentale era che i ragazzi apprendessero il valore dell’ascolto, del soffermarsi in uno spazio, ascoltare se stessi, gli altri e la città, alterando lo spazio e facendolo proprio – spiega l’artista –. Ma è anche un monito alla città stessa, un appello che i giovani fanno agli adulti, pretendendo spazi di protagonismo, di attenzione».

Un’esperienza spaziale quindi che, oltre a stimolare la creatività e la sensibilità verso l’arte contemporanea, consente di sviluppare il senso civico e riprendere contatto con la realtà: «C’è troppa distrazione al giorno d’oggi, specie tra i giovani, soffocati dalla tecnologia e persi nel mondo digitale. Attraverso l’alterazione dello spazio sensibile, hanno modo di riflettere su ciò che li circonda, sul loro rapporto con la natura e con il mondo. Per questo motivo tale progetto è così importante e innovativo».

Una formula che De Nisco conosce bene, avendo già lavorato con diversi altri gruppi nella creazione di installazioni collettive e territoriali: «Sono attività sociali, oltre che artistiche: i protagonisti imparano a lasciarsi andare, cooperando in un’attività manuale e creativa – spiega ancora la docente –. Alla fine anche se l’installazione si deteriora e sparisce, rimane il ricordo delle emozioni provate dai partecipanti».

 

E i ragazzi del Fanti sembrano aver raccolto la sfida: «Sono stati molto bravi. Lavorare con i giovani è sempre molto delicato, forse erano un po’ intimiditi da questa attività così diversa dai progetti scolastici a cui sono abituati, ma alcuni di loro si sono appassionati, si sono sbizzarriti, creando sculture notevoli».

L’installazione, visibile per tutta l’estate, è stata inaugurata martedì scorso nel parco, alla presenza dell’artista, dei docenti, degli studenti coinvolti e dell’assessore Stefania Gasparini.

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