Palazzo Marchi Focherini a una signora inglese

Acquistato all'asta

Palazzo Marchi Focherini a una signora inglese

“A parte una residenza di sicuro  pregio, realizzabile mettendo  in preventivo un esborso oggi non  quantificabile ma sicuramente non  inferiore al milione di euro (…), non  rimane che una fondazione che adibisca  l’immobile a prestigiosa sede  di corsi, convegni o seminari”. Questa  la conclusione della rivista Consulenza  finanziaria del 9 marzo 2014  a proposito del palazzo Marchi-Focherini  di via Trento Trieste, messo  all’asta dagli eredi delle sorelle  Focherini nel 2009 con prezzo  base di 1,3 milioni di euro, abbassato  fino ai 475 mila euro del 2015  per la mancanza di pretendenti a  ben dodici gare.  Ed ecco che proprio l’ipotesi  data come molto improbabile dalla  rivista, ovvero l’acquisto per ricavarne  una residenza di prestigio,  ha preso corpo in questi giorni con  la notizia che l’immobile è stato  venduto.

Se lo è aggiudicato una  facoltosa signora inglese, ma non si  hanno ulteriori notizie al riguardo  e gli stessi eredi Focherini sono al  momento all’oscuro delle generalità  dell’acquirente.  “Il giocattolo da due milioni  di euro” come lo definiva la stessa  rivista, sommando il prezzo di  vendita, pur ribassato, con la stima  dei costi della progettazione e del  cantiere necessario a rimettere in  sesto l’edificio, ha trovato dunque  una estimatrice che ne ha colto il  cospicuo valore. La sua nazionalità,  poi, evoca i tanti ammiratori  dell’arte e dell’architettura italiane  venuti dall’Inghilterra a salvare testimonianze  del nostro patrimonio  artistico. E palazzo Marchi-Focherini  può ben essere considerato una  delle eccellenze di cui è così ricca  anche la provincia. 

Eretto nell’Ottocento con disegno  neoclassico, l’edificio conserva,  all’interno, le decoraziuoni di Lelio  Rossi e presenta caratteristiche del  tutto particolari, come la doppia  scalinata d’accesso al primo piano,  l’arcata che separa il vano scala dal  salone, le ricercate finiture dello  stesso salone e di tutte le camere  da letto, i pavimenti originali in  seminato veneziano, le cornici di  stucco dei soffitti a botte. La sua  vocazione di residenza signorile è  richiamata anche da quello che un  tempo era un ampio giardino, oggi  divenuto una incolta area boschiva,  che si estende per 662 metri quadrati.  Quanto a superfici, l’abitazione  padronale, al primo piano,  si estende per 315 metri quadrati e  altrettanti se li prendono le soffitte  al secondo, mentre il piano terra  comprende due negozi da 47 e 38  metri quadrati, un laboratorio da  125, una loggia e lavanderia di 117 e  un’abitazione di ulteriori 103 metri  quadrati.  Lo stato complessivo di conservazione  era definito “scadente”  da Consulenza finanziaria. Alcune  strutture portanti sono state puntellate  e ancora di più dopo il sisma,  mentre pareti e soffitti recano numerose  fessurazioni. Il palazzo, che  è indivisibile, non è assoggettato a  vincoli della Soprintendenza, ma  solo a quelli comunali di natura  urbanistica. Va da sé, tuttavia, che  l’approvazione di un eventuale progetto  di recupero dovrà ottenere  il nulla osta anche dell’autorità di  tutela. Si preannuncia un percorso  complicato. Sempre meglio, però,  della paralisi che rischiava di trasformare  in un rudere uno dei gioielli  architettonici di Carpi. 

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