Sentenza iniqua, carpigiano ottiene giustizia dopo 7 anni

Contro l'Agenzia delle Entrate per un accertamento del 2010

Sentenza iniqua, carpigiano ottiene giustizia dopo 7 anni

Quando la Giustizia rende “giustizia” al cittadino anche contro la macchina perversa della burocrazia è sempre una bella notizia. E’ quanto accaduto, dopo sette anni al carpigiano Enrico Franchini che ci racconta la sua “Odissea” giudiziaria contro l’Amministrazione Fiscale, con una sentenza finale che può diventare un utile precedente giudiziaro per quanti si siano trovati nella stessa situazione.

“Nell’Ottobre del 2010 – racconta il contribuente carpIgiano ­- l’Agenzia dell’ Entrate di Modena mi notificava un questionario con richiesta di voler giustificare e documentare le spese sostenute negli anni di imposta 2005-2007, nonché le spese sostenute per incrementi patrimoniali nel periodo 2007-2011.

Nonostante la produzione da parte mia della documentazione comprovante di aver coperto spese e incrementi patrimoniali con liberalità ricevute da miei famigliari (riscontrati da scrittura privata e bonifici bancari) l’Ageniza delle Entrate, noncurante, procedeva alla notifica dell’accertamento.

Mi opponevo, con tutte le difficoltà note (tempi, costi, alea) ma in prima istanza la commissione tributaria rigettava il mio ricorso poiché, “asseritamente, non avevo fornito prova contraria alla presuntiva quantificazione redditometrica effettuata dall’ufficio fiscale”.

Ho fatto nuovamente ricorso, e di nuovo tempi lunghi, risorse ed alea.

Ora però in appello la Commissione Tributaria Regionale, ha ritenuto fondata l’impugnazione effettuata, sia per le spese gestionali che per gli incrementi patrimoniali, stigmatizzando il fatto che: “sia l’Agenzia delle Entrate di Modena che la Commissione Tributaria erano in possesso fin dall’inizio della documentazione necessaria e sufficiente a comprovare le ragioni del contribuente e che di conseguenza il giudice di primo grado avrebbe dovuto annullare l’atto” (così affermano i giudici di appello di Bologna).

Concludono i giudici di Bologna che, stando così le cose, l'onere probatorio contrario posto a carico del contribuente era assolto mentre l'ulteriore dimostrazione, richiesta dall'ufficio (che il contribuente abbia impiegato le liberalità di cui aveva usufruito per le spese di gestione relative al 2007) sarebbe stata una prova sinceramente diabolica e non esigibile.

“Una vicenda triste per molte ragioni – commenta Franchini -: i tempi della giustizia (dal 2010 al 2017, ben sette anni di un incerto calvario) per difendersi da asettiche presunzioni; la discrezionalità di un (PRE)giudizio tributario a cui è chiesto dare aprioristicamente la “prova contraria” (che talvolta è palesemente diabolica, ossia impossibile); l’alea di chi vive per anni non avendo tempestive certezze e risposte.

Tutto ciò, peraltro, dinanzi a contestazioni che mai hanno assunto la rilevanza penale.

Auspichiamo che l’Agenzia delle Entrare di Modena, tramite il prudente potere di Autotutela, ritiri non soltanto gli atti a mio carico ma anche tutti quegli ulteriori atti - certamente intrapresi verso altri cittadini e contribuenti - che rientrano nella medesima casistica.

Dal mio canto, oggi rincuorato dalla Giustizia superiore, non mancherò di verificare e approfondire - per il tramite dei miei legali e dello studio dell’avvocato Stove di Modena - tutti i profili di questa vicenda”.

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