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VOCE del 17 dicembre 2009 » Lista articoli » Scheda articolo

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L'isola dei sordobimbi e un cinema ritrovato - Il corto di Cattini apre il 20 il cinema rifatto
Carpi - L'Eden ritorna in città. Lo farà la sera di domenica 20 dicembre, alle 20,30, presenti il vescovo Elio Tinti e le autorità cittadine, dopo aver rimesso a nuovo la sua duplice veste di cinema e di teatro, perché proprio l'attività teatrale, come ricorda Carlo Alberto Medici, consigliere dell'Aceg, la fondazione proprietaria, "...è sempre stata un elemento chiave della proposta dell'Eden". E questo fin dalla nascita, avvenuta nel 1956. Un tempo troppo remoto, perché non servissero lavori di manutenzione (al tetto, agli impianti, alla sala, ora ridotta da 300 a 245 posti, all'atrio e al palcoscenico) costati 200 mila euro, equamente ripartiti fra la stessa Aceg e il gestore, l'associazione culturale Cinetea, lo stesso di Corso e Capitol. Restituiamo alla città uno spazio di formazione culturale e umana molto caro ai giovani di Carpi, ha commentato il presidente di Aceg, don Massimo Dotti, ricordando le infinite occasioni in cui la sala ha ospitato iniziative di festa e di fede dei giovani. La serata inaugurale prevede, dopo il saluto del Vescovo, la proiezione di "L'isola dei sordo bimbi", il cortometraggio che il regista carpigiano Stefano Cattini ha realizzato fra le bambine delle Figlie della Provvidenza per Sordomute di Santa Croce. Lo presenterà Pietro Marmiroli, autore dello testo che volentieri pubblichiamo.
***
E' quella dei sordo-bimbi, un'isola a noi vicina, ma come tutte le altre racchiusa nel suo perimetro, poco raggiungibile dall'esterno, anche se collocata solo alle porte della città.
La guida che ci traghetta negli anfratti inesplorati del luogo è Stefano Cattini, il film maker carpigiano di fama ormai nazionale, pluripremiato per le sue opere dense di poesia e sensibilità sociale. La sua videocamera segue gentile gli allievi della scuola di Santa Croce, lungo tutto un anno scolastico, nel succedersi delle stagioni e degli eventi, testimoniati dalle variazioni del paesaggio circostante la scuola e dalle ricorrenze: il Natale, lo spettacolo del circo (coi suoni attutiti, resi in soggettiva), il Carnevale e le maschere, la festa di fine anno della scuola.
La macchina ruba trepida i risvegli dei bambini nelle loro camere ben arredate, per essere più una casa che un collegio, li segue alla piscina, li registra attenta nelle lunghe e difficili lezioni di logopedia, quando le suore, premurose e ferme, madri e giudici inflessibili di un progresso educativo irrinunciabile, li conducono con polso fermo alla parola, strattonandoli con forza lungo il percorso e per le antiche scale della grande villa, quando è necessario. Tutto intorno è la pace raccolta e la nenia dolcissima della preghiera, quasi un mantra che scandisce i momenti della giornata nella grande casa, fin dal primo risveglio del mattino.
E i bambini sono pur sempre bimbi; come tutti i loro compagni di classe fanno capricci, si fanno dispetti, chiacchierano e si distraggono. La Pedagogia d'aula, quella delle maestre come delle suore, segue sempre gli stessi imperativi di produttività e fermezza; fa leva sulla fragranza rustica del gnocco fritto (evocato da Suor Rosaria come premio alla costanza di Noemi) e la morbida elasticità dello sfoglio, offerto alla manipolazione di tutti gli scolari della classe dalla maestra Margherita.
Ma come in ogni scuola moderna, anche qui la didattica ogni tanto esce dalle pareti delle aule per incontrare il mondo vero, quello grande. Allora vediamo i giovani allievi spingersi, navigando sul Mincio, alla volta della bella Mantova, città senza tempo. Qui imparano dal vivo, nella straordinaria scenografia di Castel San Giorgio, la storia dei Gonzaga e l'arte degli affreschi di Giulio Romano.
E poi nella gita sulla neve i bambini attraversano veloci lo schermo, come una meteora, con un sorriso aperto che riempie loro la bocca; lo stesso che mostrano a primavera, quando al luna park volano leggeri sulle navi spaziali del telecombattimento.
Tutto il loro lavoro di un anno, l'esperienza di vita in comunità, si conclude all'inizio dell'estate, quando la stagione è quella giusta per realizzare l'agognato pic-nic sul prato, premio finale per l'impegno di tutto l'anno scolastico. Allora i piccolini cantano e ballano, prodigiosamente a tempo di musica. Felici, come sanno essere solo i bambini. E Loriana, bella e scontrosa, all'inizio ostile a scendere nell'acqua infine si tuffa nella piscina comunale, con la gioia sul volto di chi rinasce, come purificata del suo male dall'amore dei grandi e dalla fede. E con quel tuffo fa rinascere la speranza e la gioia di vivere.






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